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Sironi
Gli anni della solitudine, 1940-1960 |
Curatore: Vittorio Sgarbi Progetto della mostra:
Mariastella Margozzi e Romana Sironi |
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| All'inizio
degli anni Quaranta, in piena guerra mondiale, l'ideale
di rinnovamento perseguito dal fascismo viene travolto
dalla sua più grande delusione. L'intero Stato
italiano, così come era stato concepito e costruito,
cede sotto l'impeto di una situazione bellica travolgente;
non solo la politica ma tutto il complesso sistema della
cultura italiana, che capillarmente si era cercato di
organizzare e incentivare, fallisce determinando uno
stato di angoscia e di disordine sentito da tutti gli
intellettuali italiani. Nel campo artistico, quello
che era stato il maggior fenomeno di apertura dell'arte
alle masse, ossia la grande decorazione destinata agli
edifici pubblici e investita del compito etico e sociale
di istruire il popolo sulla continuità storica
della grandezza romana, trova il suo ultimo, incompiuto
atto nel cantiere dell'E 42 a Roma: il suo nobile e
alto compito si conclude confusamente dopo la felice
stagione degli anni Trenta, che aveva visto Sironi protagonista
oltre ché primo fautore della missione sociale
dell'artista e dell'arte monumentale. |
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| Per
l'artista è un duro colpo; finisce un'epoca
di committenza pubblica e di identità tra
messaggio artistico e Stato, un'epoca importante
che aveva visto riconosciuta, esaltata e protetta
l'attività artistica. Il futuro è
incerto ma, soprattutto, è facile prevedere
che sarà in tono minore. L'animo sensibile
di Sironi è turbato e volge verso una crisi
esistenziale che non avrà fine. |
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| Il
carattere schivo e piuttosto scontroso lo porta sempre
di più a rinchiudersi in se stesso, a diradare
le occasioni espositive più in vista, a ricercare
all'interno della coscienza una propria nuova identità,
che gli consenta di continuare a lavorare per sé,
di trovare nuove fonti di ispirazione e di giungere
a determinare nuove tipologie compositive e, anche,
nuove tecniche. |
| Faticosamente,
Sironi abbandonerà la suggestione della grande
parete; continuerà a dipingere a tempera su carta
da spolvero impossibili composizioni murali e porterà
all'esasperazione la compartimentazione delle superfici
pittoriche. Stratificazioni della coscienza e stratificazioni
di colori e dimensionalità cercheranno, spesso
senza raggiungerlo, un equilibrio, di cui l'artista
non cesserà mai di sentire un disperato bisogno.
Iniziano a venir fuori dall'intimo i temi religiosi,
i riferimenti angosciosi alla colpa, alla redenzione,
al giudizio, all'anelito divino. Contemporaneamente
si riaffacciano prepotenti alla memoria brani di periferie
sempre più deserte, in cui le fabbriche sembrano
i nuovi titani, stralci di vita campestre, quei temi
che avevano costituito buona parte del repertorio figurativo
e simbolico di Sironi durante gli anni Venti e Trenta.
Sempre più incerta, divorata dall'angoscia dell'esistere
senza un compito preciso, è la figura umana,
che emerge senza staccarsene dalla roccia, che è
immersa in paesaggi allucinati, che vaga solitaria,
spesso reiterata un numero cospicuo di volte sulla stessa
tela in atteggiamenti e sembianze diverse, alla ricerca
di una impossibile collocazione, di qualcosa che plachi
il male d'esistere nonostante tutto. |
Tutto
questo profondo sentimento di spaesamento si registra
nell'opera dell'artista dai primi anni Quaranta alla
fine della sua infelice esistenza, all'inizio degli
anni Sessanta. Si tratta di quasi vent'anni di ricerca
disperata di sé e di motivazioni alla vita che
sono rappresentate in modo chiaro, progressivo e lucido,
in tutte le sue opere di quest'epoca, nonostante l'apparente
confusione e la superficiale mancanza di senso compiuto.
Si tratta di un universo immenso di sensazioni e di
pensieri non espressi o espressi per metà.Ed
è un grande animo quello che soprintende a ognuna
di queste composizioni, anche la più semplice
e immediata, che si manifesta attraverso colori e
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le figure singole, consumate dalla loro stessa umanità;
i paesaggi struggenti, inospitali luoghi della mente
e della memoria più che della realtà;
il sentimento religioso, nella vigile resistenza ad
essere travolto dalla fede; il moltiplicarsi delle situazioni
in complicate situazioni d'insieme; il senso della natura
e quello, tragico e perdente, della storia, fino al
desiderio di fuga dalla vita, verso un ignoto, petroso
e greve, infinito.
L'esposizione, pertanto, ha come obbiettivo quello di
portare in luce, finalmente, l’ultimo periodo
dell’attività di Sironi; quello in cui,
ormai abbandonato dalla fama e soprattutto dalla consapevolezza
del suo ruolo nella storia italiana, l'artista percorre
nuove strade di introspezione e di ricerca, lontano
dai clamori e dai successi. Le opere selezionate, per
lo più poco note,sono lontane dal momento "aureo"
e sono testimonianza del percorso autonomo, di disperata
solitudine ma di grande dignità dell'artista
e danno modo di precisare per la prima volta alcuni
percorsi della sua poetica e di chiarire, anche, alcune
cronologie fondamentali alla comprensione dell’evoluzione
dell'arte di Sironi, che non viene meno neanche nell'ultima
fase della parabola della sua vita. |
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10
maggio - 20 luglio 2003
Roma - Piccole Trme Traianee, Palazzo Valentini, 119/a
dal martedi alla domenica dalle ore 10 alle 19
info: 06 67662475 |
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