| Eugène
Ionesco, 1962. Debutta a Parigi la
sua opera Il Re muore (Le Roi se meurt)
riscuotendo un notevole successo di critica
che non esita a considerare questo testo
fra i più significativi del teatro
contemporaneo. "Una commedia profonda
e bellissima... Un capolavoro della letteratura
drammatica moderna ...", questo
fu il commento di Martin Esslin,
autorevole critico e studioso inglese
di teatro, quando lo spettacolo arrivò
al festival di Edimburgo e a Londra.
Sicuramente l'opera di Ionesco si presenta
forte, drammatica pur nella sua poeticità,
un lungo atto unico che sollecita quasi
ad un generale esame di coscienza del
nostro modo di essere. Un lavoro oggi
più che mai di sconcertante attualità,
un testo che ci fa riflettere in momenti
difficili come quelli che stiamo vivendo,
il problema della condizione umana , con
le sue responsabilità e i suoi
valori, con la sua voglia di potere e
i suoi limiti, incredibilmente attaccata
alla vita .
Il Re muore rappresenta metaforicamente
la condizione dell'uomo e per meglio rappresentarcela
Ionesco pone in maniera grottesca al centro
della vicenda il Re Bérenger che,
lottando con la propria morte, rivendica
"per sempre" il diritto a regnare,
a vivere in un regno ormai in pieno disfacimento.
Interpreti di questo testo che con leggerezza
ma anche straordinaria potenza ci evoca
la tragica essenza del vivere sono: Ennio
Coltorti che veste i panni di un Re
grottesco e disincantato, affiancato in
scena dalla prima moglie, la spietata
e razionale Regina Margherita, interpretata
da Cristina Caldani, e dalla seconda
consorte, la dolce ed incosciente Regina
Maria, Francesca Corba. Giulia
De Carlo nel ruolo di Juliette, Gianluca
Musso in quello della Guardia e il
surreale Medico, affabulatore e mago impersonato
da Gian Paolo Mai che ne cura anche
la regia completano il quadro scenico.
Gli interessanti elementi scenografici
di Rita Forzano e le musiche originali
di Luigi Maiello contribuiscono
particolarmente a questa interessante
messinscena.
Note di regia
La natura del testo è racchiusa
in una definizione espressa dall'autore
"Non ho mai capito la differenza
tra comico e tragico. Essendo il comico
l'intuizione dell'assurdo, esso mi sembra
più desolante del tragico".
L'opera si presenta come immagine di una
sorte comune, quasi un richiamo ad un
generale esame di coscienza.
Al centro di questo lungo atto c'è
la figura del Re con la sua volontà
di vivere e la sua sostanziale mancanza
di motivi per vivere.
Ai lati, antagonisti, troviamo i personaggi
che cercano di calamitarlo verso situazioni
opposte , cioè le due regine: una,
espressione di spietata frigidezza logica,
l'altra ,di amore creativo e allo stesso
tempo di gioia un po' troppo facile. La
vittoria toccherà a quella delle
due che, nonostante tutto, sa essere l'interprete
della situazione reale di Bérenger
, del suo egoismo, della sua stanchezza
velleitaria.
E' interessante poi notare come, mentre
i personaggi popolari della Guardia e
di Juliette restino spettatori incerti,
stupiti e amareggiati, il Medico non esiti
a schierarsi, quasi braccio secolare,
accanto al personaggio di fatto più
forte.
Il tema della morte, la ricerca costante
di una speranza, sono sempre stati al
centro dell'attenzione dell'autore. In
questa commedia in particolare Ionesco
approfondisce la sua riflessione. Sia
le visioni del mondo esterno, cioè
le cose concrete, sia quelle del mondo
interno, cioè i nostri pensieri
e sentimenti, sono illusioni provvisorie
provocate dal nostro attaccamento alla
vita. L'uomo ha tentato da sempre di affrontare
l'angosciante problema, proponendosi soluzioni
che leniscano il terrore e lo rassicurino
sul suo ignoto destino.
Ionesco affronta tutto ciò alla
sua maniera: grottesca e a tratti divertita,
ironizzando e ridicolizzando la condizione
umana .
In questa messa in scena i personaggi
si aggirano fra scorie di ciò che
noi abbiamo innalzato a simboli di forza,
di potere. Televisori come troni. Il video
quindi al centro della nostra attenzione.
"Ambasciatore" di presunte verità,
di orrori, di testimonianze. |