Dagli
studi effettuati dal prof. D’Andrea risulta
che l’angiomegalia è legata ad una predisposizione
genetica e si manifesta con maggiore frequenza intorno
ai 60 - 70 anni d’età. Si tratta di una
patologia ancora più subdola rispetto all’arteriosclerosi,
perché non dà sintomi e colpisce all’improvviso,
ma che può essere efficacemente prevenuta nei
soggetti a rischio sottoponendoli ad esame ecografico.
Il prof. Vito D’Andrea invita tutti i medici
a segnalare i casi di angiomegalia al fine di costituire
un registro nazionale.
All’origine
della angiomegalia c’è l’alterazione
delle fibre elastiche delle pareti vascolari che
causa l’allungamento, la dilatazione e la
tortuosità delle arterie (arteriomegalia)
e delle vene (venomegalia). Per una legge fisica,
l’aumento della sezione dell’arteria
fa diminuire la velocità di flusso del sangue
all’interno. Di conseguenza, la parte corpuscolata
del sangue tende a depositarsi sulle pareti vasali
formando trombi, responsabili di pericolose occlusioni
circolatorie (trombosi). Un’altra frequente
complicanza dell’angiomegalia è la
formazione degli aneurismi (dilatazione di brevi
tratti di arterie o vene) che possono rompersi e
causare gravi emorragie.
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